FOCUS GIOVANI 2025
27/9 Torna al Supercinema l’appuntamento dedicato alla nuova autorialità che vede quest’anno come protagonisti Nicholas Baffoni e Camilla Perugini, Anna Pesetti, Irene Parisi e Matteo Vairo per una serata di apertura stagione
Konpira Fune Fune – Primo studio
di Anna Pesetti
con Riccardo Zoppi, Giacomo di Rienzo
costum designer Sonia Stefanoni
con il supporto di Piacenza Kultur Dom APS, EmilBanca, Teatro Trieste 34, CosiDanzi, Teatro del Lido di Ostia, Ostello del Teatro Piacenza
Finalista del bando “Residanza – La casa della nuova coreografia 2024”, promosso nell’ambito del progetto “New Dance Box – scouting, promotion and more 2022/2024”, con il sostegno del Ministero della Cultura – Regione Campania, in collaborazione con il Teatro di Napoli – Teatro Nazionale.
Spettacolo selezionato per Anghiari Dance Hub 2025
Konpira Fune Fune è uno sguardo dentro, un ascolto attento di quella parte di noi che non ha ancora smesso di tremare. Un’indagine sul bambino che ci abita in silenzio, sotto la pelle, non come nostalgia, ma come presenza viva e sotterranea – un bambino che osserva, percepisce, si meraviglia, ma non sempre viene accolto. In scena, due figure si incontrano su una soglia invisibile. Non c’è dialogo, non c’è trama, ma tensione tra chi si è e chi si è stati, tra ciò che resta e ciò che è stato dimenticato. Il corpo si fa cassa di risonanza per una memoria sottile, mai del tutto perduta. Ogni gesto è un tentativo di accedere a quella zona interiore che, seppur fragile, è capace di generare visione e cambiamento. La danza non è illustrativa, ma evocativa. I corpi si muovono in una relazione che sfiora il rituale, fatta di micro-gesti, sospensioni, esplosioni contenute. Il paesaggio sonoro accompagna come un’eco affettivo, accarezza e punge, disegna spazi emotivi più che luoghi scenici.
ALGOS | 400millimetri dopo
di e con Nicholas Baffoni e Camilla Perugini
assistenza alla drammaturgia Marco Lattuchelli
musiche originali Graziana Morale
supporto Alloggiando Art Fest
residenza La Scatola dell’Arte
con il supporto di Inteatro Residenze
Creazione finalista Premio Theodor Rawyler 2024
ALGOS | 400 millimetri dopo prova a scrutare dalla penombra il tema complesso del convivere con la sofferenza, ispirandosi all’evento drammatico dell’alluvione avvenuta nella città di Senigallia nel 2022.
La scena silenziosa è abitata da due corpi inerti che, esausti, tentano azioni, come gonfiare un salvagente. I danzatori, quasi liquefatti al suolo, lentamente si interrogano sulle possibili soluzioni utili per riuscire a riemergere da quel “buco” che li ha inghiottiti.
Si intrecciano, si incastrano, si aggrovigliano partorendo così un “trio”, frutto di plastica, carne e respiro. Un vulnerabile sistema di sostentamento reciproco nel quale i tre elementi sono uno l’appendice degli altri, sono uno la salvezza degli altri. Una rotta dentro e fuori di sé, in cui resistenza e fatica combattono, concede la risalita dal fango.
Una fisicità schietta e autentica irrompe nella scena, come a sottolineare la naturale inadeguatezza dell’essere umano di fronte alla sofferenza; la caducità degli eventi che pervade lo spazio, come memorie shakerate all’interno di un vortice; la solitudine dei performers che si scolpisce nel suono placido dei respiri, sono elementi catalizzatori di un processo personale dello spettatore che si troverà a sciogliere il suo fiato sospeso, il suo dolore riposto, in chissà quale suo mare.
UN DI IN OVERTURE
di e con Irene Parisi e Matteo Vairo
e con Alice Scasciafratti
musiche Nico Di Ruscio
disegno luci Riccardo Milani
L’opera d’arte riconosciuta come materia visibile diviene generatore di emozioni, riflessioni e reazioni che possono coinvolgere profondamente il pubblico. In analisi all’attivazione dei neuroni specchio, essa ci permette di immedesimarci e di percepire al di là della sua forma materiale, aprendo spazi di risonanza emotiva. È in questa dinamica che nascono provocazioni, suggestioni e stati interiori che l’artista intende imprimere nello spettatore. Tuttavia, l’arte non è sempre riconosciuta o accettata nei contesti istituzionali: la sua forza consiste proprio nello spostare continuamente i confini di ciò che è ritenuto bello, degno o significativo, ponendo profonde domande su un oggettivo riconoscimento di essa. La messa in discussione della filosofia dell’estetica, dimostra come l’arte non abbia mai un significato univoco, ma muti secondo epoche, culture e sensibilità. In questo senso, l’opera d’arte vive di un dialogo continuo: tra l’operatore e l’operato, tra l’oggetto e la percezione, tra l’intenzione artistica e l’esperienza suscitata nello spettatore.
“Quando si definisce arte e Come si riconosce un artista?”